Quando si dice la coerenza. La sindaca di Firenze, Sara Funaro, attacca il Governo sul contrasto alla droga dimenticando che la stazione della sua città è diventata un ricettacolo di eroinomani. Mentre punta il dito su Roma, a pochi metri dal cuore della città del Rinascimento si moltiplicano scene di ordinario degrado che richiamano senza sforzo le atmosfere più cupe degli anni Ottanta. Una realtà che non si può più nascondere, tanto meno minimizzare. Eppure, l’impressione è che la prima cittadina preferisca guardare altrove. Lo ha fatto anche di recente, ospite a Ultravox, lo spazio culturale allestito nel pratone delle Cascine, dove ha rilasciato dichiarazioni che è poco definire distopiche. «Il Governo non investe sulle politiche sanitarie in termini di sicurezza e contrasto alla droga», ha dichiarato senza battere ciglio. Ma mentre l’esponente di sinistra pronunciava queste parole, nella sua città si registrava l’ennesima segnalazione di cittadini costretti ad assistere a iniezioni di eroina in pieno giorno, davanti all’ingresso del McDonald’s della stazione toscana.

Turisti e pendolari si trovano sempre più spesso a fare i conti con una realtà allucinante: disperati che si bucano accovacciati sui marciapiedi, sotto lo sguardo distratto dei passanti e quello impotente delle forze dell’ordine. Una sorta di palcoscenico urbano del disagio, a pochi metri da B&B e alberghi che accolgono ogni giorno migliaia di visitatori. Accanto alla stazione, un altro luogo simbolico della crisi è l’ex cinema Fulgor, abbandonato da nove anni. Quel che resta della sala è oggi un rifugio per chi consuma crack, lontano da occhi istituzionali ma ben noto a residenti e operatori sociali. Poco distante, l’ex sede dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni è ormai diventata un centro di spaccio a cielo aperto. Anche qui, la presenza di turisti ignari si intreccia con la realtà di un microcosmo sotterraneo dove la droga circola libera, senza alcun vero argine. Il contrasto è stridente: da una parte la retorica dell’accoglienza e del rilancio culturale, dall’altra la normalizzazione di comportamenti che un tempo avrebbero fatto scattare l’allarme rosso.