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Martedì le proteste antigovernative in corso da lunedì in Nepal sono diventate molto più violente: i manifestanti hanno assaltato i palazzi di varie istituzioni del paese, in particolare nella capitale Katmandu.
Le manifestazioni erano iniziate lunedì come proteste contro la decisione del governo di bloccare quasi tutti i social network: negli scontri sono state uccise almeno 22 persone, la gran parte a Katmandu. Il governo ha poi ritirato il blocco, si è dimesso il ministro dell’Interno e poi anche il primo ministro Khadga Prasad Sharma Oli. Le proteste però sono continuate: i manifestanti ora criticano il governo per problemi più generali, tra cui principalmente nepotismo e corruzione.
Martedì il palazzo del parlamento è stato assaltato, alcuni manifestanti sono entrati e hanno portato fuori alcuni oggetti come trofei, una sedia e dei computer, e poi hanno dato fuoco all’edificio.
È stata assaltata anche la Singha Durbar, la sede dei vari ministeri e uffici del governo, e ci sono stati incendi anche agli uffici della Kantipur Publications, la più grande società di media del paese, che pubblica anche il Kathmandu Post, uno dei quotidiani più diffusi.












