Le macchine in coda, bloccate dai bus che caricano e scaricano passeggeri, mentre da una parte si lavora dietro le reti arancioni e in alto, sui balconi, si assiste alla scena: chi esulta perché potrà usare la bici in sicurezza, chi scuote il capo in segno di scetticismo sulla prospettiva di un futuro ciclabile per Roma, e chi impreca a gran voce perché adesso, con i cantieri delle ciclovie a pieno regime, non sa più dove parcheggiare l’auto. Dai Parioli al Flaminio a Pienta Sacchetti fino all’Eur monta la protesta sulle ciclabili che, grazie al turbo dei fondi Pnrr — in tutto una cinquantina di milioni — e su indirizzo politico del Campidoglio, in dieci anni dovranno cambiare il volto della città e le abitudini di chi ci vive: il piano comunale «Biciplan» punta a 182 chilometri di piste in più entro il 2027, 280 in più entro cinque anni, oltre mille chilometri tutti solo da pedalare entro il 2035, nel decennio. Attualmente, i chilometri delle piste ad uso esclusivo delle bici sono 353, cioè appena il 4 per cento rispetto alla lunghezza delle strade a disposizione delle auto (8.700 chilometri). Ma tanto basta a innescare già un’autentica rivolta che non si placa, quartiere dopo quartiere, anche se i lavori, iniziati dopo progettazione e bandi, non possono fare marcia indietro.