La Val di Rabbi, una delle valli più remote del Trentino, è tra le aree meritevoli di contributi provinciali per il recupero delle abitazioni nei paesi spopolati. Si tratta di 100mila euro e la prima finestra per le domande, dal 19 maggio al 30 giugno, ha raccolto 291 richieste, di cui 30 per la Val di Rabbi. “Siamo contenti: vuol dire che c’è fermento — commenta il sindaco Lorenzo Cicolini al Corriere della Sera — Di quelle 30 richieste, due terzi sono di gente di qui”.
La storia della valle racconta di un territorio strappato alla natura solo tardivamente. Leggenda vuole che i primi abitanti fossero servi della gleba dei castellani di Caldés e Samoclévo, ribellatisi dopo secoli di soprusi. I rabbiesi erano malgari, casari, pastori, e nei periodi di siccità si recavano nella Val d’Ultimo per l’acqua. Durante l’inverno, molti emigravano verso Veneto, Lombardia e Piemonte.
Con l’arrivo della modernità lo stile di vita tradizionale cambiò, e la popolazione crollò: tra gli anni ’30 e ’50 contava tra i 2.200 e i 2.500 abitanti, nel 1991 era scesa sotto i 1.478. Nonostante ciò, la comunità rimane viva, con gruppi Alpini, Sat, Sci Club e iniziative giovanili, oltre alla festa del ritorno delle vacche dall’alpeggio.







