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Diffuse le motivazioni della sentenza d’appello che ha portato alla condanna all’ergastolo dei cugini precedentemente assolti
Saman Abbas è stata uccisa perché voleva essere libera e autonoma, senza seguire i valori etici e il credo religioso della sua famiglia d'origine. Una "Italian Girl", questo il suo nickname sui social, che fumava, si vestiva all'occidentale e ascoltava la trap e soprattutto si era opposta a un matrimonio forzato. È ciò che pensano i giudici dei motivi alla base dell'uccisione di ragazza appena maggiorenne, uccisa "con fredda lucidità" a Novellara dai suoi familiari 30 aprile 2021. Un omicidio efferato di cui si sono sporcati, come fossero un "clan" (queste le parole usate dai giudici della corte d'Assise d'appello) i suoi consaguinei strettissimi - papà e mamma Shabbar Abbas e Nazia Shaheen - i cugini Ikram Ijaz e Noman Ul Haq, precedentemente assolti nel primo grado di giudizio. La corte d'appello ha inflitto per i quattro imputati la condanna all'ergastolo. In secondo grado è stata inoltre innalzata la condanna per lo zio Danish Hasnain, da 14 a 22 anni: l’uomo aveva condotto, nel novembre 2022, la polizia giudiziaria nel luogo in cui era stato occultato il corpo della nipote. Scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza che Saman è stata uccisa “dal clan con fredda lucidità e programmata per un congruo lasso di tempo, ritenendosi insopportabile il fatto che Saman avesse deciso non solo di scegliere di vivere liberamente e in piena autonomia la propria vita […] in distonia con i valori etici e il credo religioso”.






