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Dopo 50 cause per diffamazione, le cugine della vittima, mai indagate ma molto chiacchierate, replicano
Nella lunga attesa per la conclusione delle indagini-bis della Procura di Pavia, la scena del delitto di Garlasco è occupata dagli scontri legali tra protagonisti, comprimari, giornalisti, youtuber. Proprio l'incertezza sui risultati che i pm hanno raggiunto scavando su Andrea Sempio, il nuovo sospettato per l'uccisione di Chiara Poggi, sta lasciando campo libero a esperti veri o presunti, con ricostruzioni più o meno fantasiose che vengono sparate sui media e nel web. E con il giallo di alcuni audio, contenenti parte di queste ricostruzioni, che la criminologa Roberta Bruzzone sostiene di avere ricevuto e consegnato.
Tra le vittime più esposte a questo caos mediatico ci sono le sorelle Paola e Stefania Cappa, cugine della ragazza uccisa: mai indagate, mai nemmeno sospettate, ma bersaglio preferito dei dietrologi. Le Cappa e il padre Ermanno hanno sopportato. Poi, prima ancora di venire nuovamente chiamate in causa negli audio citati dalla Bruzzone, hanno deciso di passare all'offensiva giudiziaria: e hanno iniziato a monitorare accuratamente trasmissioni, giornali e Rete, sommergendo la Procura di Milano - come riferito la settimana scorsa dal Giornale - con oltre 50 denunce per diffamazione, assegnate al pubblico ministero Antonio Pansa. Ma non si tratta solo di diffamazione. Un nuovo fascicolo di inchiesta è sul tavolo del pm Letizia Mannella, capo del dipartimento «fasce deboli» e reati da codice rosso. Qui il reato ipotizzato è ben più grave: atti persecutori, ovvero stalking. Non ci si troverebbe davanti solo a una notizia infondata ma ha una operazione deliberata per colpire la famiglia Cappa. A venire denunciato è stato uno youtuber che nelle settimane scorse aveva ripetutamente lanciato, con l'ausilio di un consulente, le sue teorie che collegavano le gemelle all'assassinio di Chiara, condendole di giudizi pesanti: un martellamento che secondo la denuncia è a tutti gli effetti una forma di stalking. E la Procura avrebbe fatto sua l'ipotesi di reato, iscrivendo lo youtuber proprio per questo reato.






