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Ultimo aggiornamento: 12:42

Le grandi compagnie petrolifere e del gas di tutto il mondo, inclusi giganti come Chevron e BP, sono in crisi a causa del calo prolungato dei prezzi del petrolio. E in risposta stanno adottando misure drastiche di tagli ai costi, riduzioni degli investimenti e licenziamenti di massa. L’industria dello shale gas negli Stati Uniti è particolarmente vulnerabile, sottolinea il Financial Times facendo il punto della situazione. La scorsa settimana la ConocoPhillips è stata l’ultima ad annunciare licenziamenti (20-25% della forza lavoro, pari a 3.250 dipendenti), un segnale d’allarme per l’intero settore. Nemmeno i gruppi statali sono indenni. Saudi Aramco ha venduto parte della sua rete di oleodotti per raccogliere liquidità, mentre la malese Petronas ha tagliato 5.000 posti di lavoro.

Stando a una ricognizione di Reuters, Chevron prevede tagli pari al 15-20% del suo organico globale, BP ha pianificato la riduzione di 7.000 posti di lavoro (il 5% del totale) e OMV ha tagliato 2.000 dipendenti. L’accetta ha colpito anche il settore dei servizi petroliferi, con Halliburton che ha licenziato 290 persone in Argentina e compagnie come APA Corp e Civitas Resources che hanno ridotto il personale di quasi il 15% e del 10% rispettivamente. In Malesia, la compagnia statale Petronas ha annunciato che lascerà a casa il 10% della sua forza lavoro.