REVINE LAGO (TREVISO) - È iniziato ieri il processo per la morte di Mariia Markovetska, la bambina di sette anni, annegata il 28 luglio del 2022 nelle acque del Lago di Revine dove si trovava con il Grest. La piccola, per motivi che dovranno essere accertati durante il dibattimento, è sfuggita al controllo venendo inghiottita dalle acque del lago. Dramma che ha sconvolto una comunità intera. Al tribunale di Treviso si è svolta la prima udienza filtro, utile per recepire documenti e atti. La famiglia, rappresentata dall'avvocato Alice Dall'Antonia, non si è però costituita parte civile perché risarcita dall'assicurazione. L'udienza, dopo le procedure iniziali di rito, è stata aggiornata al prossimo 10 febbraio.

L'autopsia svolta sul corpo della piccola aveva accertato che la sua morte era dipesa da annegamento e non da malore. Il giudice per l'udienza preliminare aveva quindi rinviato a giudizio per omicidio colposo quattro persone che a vario titolo la Procura ha ritenuto responsabili per la morte della piccola. Si tratta di Martina Paier (difesa dall'avvocato Stefano Arrigo), 23enne animatrice che avrebbe dovuto vigilare, al momento del bagno, sul gruppo del quale faceva parte Mariia; Simonetta Da Ronch, 56enne responsabile vicario dell'uscita al lago (difesa dagli avvocati Stefano Pietrobon e Fabio Collodet); di Camilla Rizzardi, 37enne coordinatrice del Grest dell'istituto San Giuseppe di Vittorio Veneto (difesa dagli avvocati Anna Tomasi e Esmeralda Di Risio) e la religiosa Marina Baro, Suor Maddalena, responsabile delle attività estive del Grest. Dalle indagini è invece uscita con un proscioglimento Tiffany De Martin (difesa dall'avvocato Enrico D'Orazio), l'animatrice di un altro gruppo di bambini e che sarebbe venuta a conoscenza della scomparsa della bimba soltanto più tardi, quando era intenta a far fare merenda ai ragazzini nel bar antistante al lago.