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9 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 19:45

Era il 17 luglio 2024 quando la piccola Anisa Murati, sette anni, annegò nel bioparco AcquaViva di Caraglio (Cunero). La Procura di Cuneo ha chiesto il rinvio a giudizio per sei persone, tra animatrici, gestori e tecnici, accusati di “imprudenza, negligenza e imperizia”. Alla base delle contestazioni, spicca un dettaglio che per gli inquirenti sarebbe stato fatale: il braccialetto che Anisa indossava al polso era arancione, riservato ai nuotatori, anziché verde, destinato ai più piccoli. Le due animatrici che seguivano la comitiva sono accusate anche di non aver allertato tempestivamente i soccorsi. La piccola era stata ritrovata in fin di vita a due metri di profondità in uno dei laghi balneabili del bioparco. I soccorritori avevano tentato di salvarle la vita, ma le loro manovre di rianimazione erano purtroppo risultate inutili.

Non si tratta, però, di una dimenticanza isolata. Il gestore del parco, Roberto Manzi, è indagato per un documento di valutazione dei rischi considerato “carente”, mentre il progettista Stefano Ferrari e il responsabile dell’ufficio tecnico comunale, Graziano Viale, sono accusati di falsità nei certificati di regolare esecuzione dei lavori, giudicati non corrispondenti al progetto esecutivo approvato. Mancavano presidi di sicurezza essenziali e cartellonistica chiara, in particolare per segnalare profondità e pendenza del bacino.