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Con il Parlamento diviso in tre blocchi cresce l'ipotesi di un governo di scopo

Provare a rimettere insieme i cocci della "Macronie", tumefatta dalle urne la scorsa estate, ingessata dal presidente alla bene e meglio, e infine affidata nella sua lungodegenza al centrista Bayrou dopo la caduta del primo taumaturgo individuato post crisi dell'Assemblée, quel Michel Barnier proveniente dai neogollisti durato meno di tre mesi a Matignon fino allo scorso dicembre, ha il sapore della mission impossible, per Macron. Eppure una exit strategy per liberarsi dall'ennesimo stallo, dopo la certificazione parlamentare dell'ingovernabilità frutto di un indirizzo ostinatamente centrista, si profila all'orizzonte.

Più di un consigliere del presidente ha sondato l'opzione "proporzionale", per offrire una controproposta diversa (e più funzionale agli attuali equilibri) da quelle calate finora da Macron a senso unico, ad excludendum delle cosiddette ali estreme e inconcludenti nelle risposte da fornire a una Francia in emergenza: dal potere legislativo paralizzato per mancanza di maggioranza, in crisi sociale con il settembre caldissimo già annunciato dalle piazze, in Sos finanziario e con una guerra alle porte dell'Europa. Così l'ha dipinta ieri brutalmente Marine Le Pen. Se per la leader del Rassemblement national il vero reset risiederebbe nelle dimissioni del presidente, da anticipare rispetto alla naturale scadenza 2027, un altro scenario potrebbe metter d'accordo l'arco parlamentare; inclusi lepenisti e altre porzioni estromesse finora da ogni ipotesi di coabitazione.