The Exorcism of Emily Rose è il classico esempio di film sottovalutato all'uscita in sala dalla critica, come spesso capita agli horror, ma poi capace di venire rivalutato per atmosfera, stile e soprattutto legacy. A vent'anni esatti dall'uscita in sala, la creatura di Scott Derrickson rimane un film demoniaco intrigante, che ha ridato linfa al genere.Un horror intrigante perché basato sull'ambiguitàThe Exorcism of Emily Rose esce in un momento in cui l'horror, dopo la spinta avuta da una nuova generazione indipendente come The Blair Witch Project, Saw e da capolavori orientali come The Grudge, sta ancora cercando di capire se e quanto riconnettersi alla classicità. La cinematografia legata alla possessione, dopo lo straordinario successo de L'Esorcista di William Friedkin, ha creato un mare di discepoli sempre più scadenti, andando verso una sorta di agonia sempre più marcata. Poi, ad inizio anni 2000, Scott Derrickson, fino ad allora sceneggiatore e regista di slasher commerciali, ha l'idea di riportare in auge esorcisti, diavoli e compagnia, traendo spunto da una vicenda ambigua e realmente accaduta: quella Anneliese Michel. A metà anni ‘70 la ragazza tedesca, afflitta da depressione ed epilettica, morì dopo essere stata sottoposta a ben 67 esorcismi. Il processo ebbe un eco enorme in tutto il mondo, dividendo l’opinione pubblica tra credenti e non, colpevolisti e innocentisti, modificando profondamente le pratiche di esorcismo da quel momento in poi. Derrickson si confronta con lo sceneggiatore Paul Harris Boardman, altro aficionado dell'horror, e decidono di creare una sceneggiatura. Piccolo particolare: al contrario del capostipite, The Exorcism of Emily Rose sarà un film basato sull’idea di dare due versioni contrapposte, una fedele all'idea di un aldilà demoniaco e una invece razionale, logica, scientifica per così dire. Da questa contrapposizione, nasce nel film di Derrickson la volontà di avere lo spettatore come giudice libero, a cui viene offerta la possibilità di interpretare, decidere, a cosa credere, a chi credere. Non molto comune nell'horror.Frankenstein, i migliori adattamenti sul grande schermo aspettando Guillermo Del ToroGallery6 Immaginidi Lucia TedescoGuarda la galleryThe Exorcism of Emily Rose parte facendoci conoscere l'avvocato Erin Bruner (Laura Linney), atea, razionale, ambiziosa. Deve prendere le difese di Padre Richard Moore (Tom Wilkinson), prete cattolico sulla cui testa pende un'accusa terribile: omicidio colposo. La vittima è Emily Rose (Jennifer Carpenter), sottoposta da lui ad un esorcismo e deceduta durante la pratica. Il caso ha avuto un enorme impatto mediatico, motivo per cui la Bruner è decisa a portarlo avanti, onde ottenere una vittoria fondamentale. Tuttavia, nel momento in cui comincia a difendere Moore, si ritrova ad essere vittima di visioni e presenze inquietanti, quasi sempre alle 3 esatte del mattino. Fatto ancora più sorprendente, benché sicuro della sua innocenza legale, Padre Moore risulta essere non un fanatico, ma un uomo pieno di dubbi, benché sicuro della possessione di Emily. Di tutt'altro avviso è il Procuratore Thomas (Campbell Scott), che in aula porta medici ed esperti, parla di schizofrenia, epilessia, suggestione, disturbi mentali e comportamentali. The Exorcism of Emily Rose è dominato non tanto dalla trama in sé (comunque ben congegnata) ma dal cast. Linney, Wilkinso, Scott e Carpenter sono simboli di una contrapposizione, di un'ambiguità, generano un effetto di stordimento nello spettatore, diviso come la protagonista tra la tentazione di credere alla possessione di Emily e la razionalità di una spiegazione logica. Ovviamente il film sposa la prima ipotesi e lo fa, bisogna dirlo, con una messa in scena straordinariamente efficace. La Carpenter è protagonista di una performance incredibile dal punto di vista fisico-espressivo, la sua Emily è letteralmente un pupazzo nelle mani di forze oscure.Un processo che diventa un elenco di teorie e punti di vistaThe Exorcism of Emily Rose è a metà tra il legal-drama e il film demoniaco. La scena della possessione finale, dell'esorcismo, sono terrificanti, una dimostrazione di grande talento registico e di grande cura estetica. Si strizza l'occhio non solo al film di William Friedkin, ma anche al cinema gotico, al giallo, con un piglio sovente semi-documentaristico, spesso sovvertito improvvisamente da escamotage sonori e visivi vecchio stile, che aumentano la sensazione di verosimiglianza. Regia dinamica, ma la realtà è che questo è un film classico, molto classico, ed è proprio da tale elemento che trae la sua maggiore forza. Wilkinson è forse il vero asso nella manica, con il suo padre Moore che è ad un tempo vittima e assieme carnefice, dipende dal punto di vista. The Exorcism of Emily Rose è intrigante quando contrappone la testimonianze in aula, le diverse teorie, generando un'equidistanza che solo verso la fine, con la “conversione” di Linney, abbraccia la “vittoria” della fede. La sentenza sarà curiosa: colpevole, ma la pena viene definita come già scontata. Un pareggio, potremmo dire, che ben rappresenta anche l'anima stessa di un paese, gli Stati Uniti, in cui il cozzare tra religiosità onnipresente e la volontà di una stabilità laica che è costretta, sempre, ad adattarsi a questa componente. Lo sconfitto alla fine è il povero Thomas, spirito logico e neutro, ignaro delle visioni demoniache, dei pericoli reali che Linney affronta, ma bene o male àncora di razionalità in un'aula che diventa una sorta di show ecclesiastico. Un film forse poco coerente, certo, ma incredibilmente accattivante, ben diretto e capace di generare interesse anche nei profani, in chi a tutte queste storie di demoni, spesso in realtà un miscuglio di roba strana, non ci crede.Il regista di Barbarian e di Weapons, che realizzerà l'atteso reboot cinematografico del franchise sugli zombie, ha dichiarato di adorare i videogameEppure, proprio grazie a tale capacità di essere accessibile anche al pubblico generalista, il suo staccarsi dall'essenza di horror tout court, saranno alla base del successo incredibile al botteghino di The Exorcism of Emily Rose. Costato “solo” 20 milioni, ne incasserà 145, più tutto il resto dall'home video. Scott Derrickson verrà lanciato dal film, negli anni a venire dirigerà film come Ultimatum alla Terra, Sinister, Doctor Strange e Black Phone. Ma soprattutto, questo film aprirà ad una rinascita del sottogenere horror basato sugli esorcismi, celebrato l'anno dopo da quel Requiem di Hans-Christian Schmid, ispirato alla stessa reale vicenda, ma con una caratura autoriale molto superiore. Da quel momento, sul piccolo e grande schermo, ci sarà un'invasione di preti, croci, demoni e compagnia bella, basti pensare a titoli come Il Rito, L'Esorcista del Papa, la saga di The Conjuring, L'Ultimo Esorcismo, più una marea di b-movies, commedie, cinema di exploitation che continuano a dare materiale non da poco agli appassionati. Certo, spesso questi film sono stati a dir poco brutti, quasi degli scult, come da ultimo The Ritual. The Exorcism of Emily Rose, bene o male più un film di Derrickson che di Boardman, bigottone ma senza esagerare, rimane però uno dei migliori esempi del genere, anche per la sua bellezza formale, il montaggio di grande caratura, la capacità di tenere sempre tutti col fiato sospeso. A distanza di vent'anni, la critica ha ampiamente rivalutato questo film, perfetto esempio di come si possa aggirare il rischio di ripetitività, omaggiare i topoi senza cadere nel già visto, porre tutte quelle domande che per molti ancora oggi sono senza risposta.
The Exorcism of Emily Rose, i vent'anni di una piccola gemma horror
Il 9 settembre del 2005 usciva in sala per la prima volta il film di Scott Derrickson, che segnava l'inizio del revival del sottogenere demoniaco nel XXI secolo






