L’attesa è durata quasi 15 anni. Ora c’è il debutto ufficiale, ma l’entusiasmo dei padroni di casa si scontra con il nervosismo di una regione già tumultuosa. L’Etiopia, il secondo Paese più popoloso dell’Africa, inaugurerà il 9 settembre la Grand Ethiopian Renaissance Dam: la maxi-diga sul Nilo blu che dovrebbe generare oltre 5mila megawatt di elettricità, raddoppiando l’attuale capacità etiope e affrancando l’ex «miracolo» economico dalla povertà energetica che priva 6 etiopi su 10 di un aggancio alla corrente elettrica. Addis Abeba parla di una «aspirazione» naturale dell’Etiopia e assicura che l’infrastruttura produrrà benefici anche sul resto della regione, garantendo risorse di acqua analoghe a quelle assicurate finora e l’export energetico verso i Paesi dell’area.
Egitto e Sudan contestano da anni il progetto e ribadiscono il timore di una paralisi dell’approvvigionamento idrico, con il rischio di un colpo letale a economie che dipendono dall’apporto di acque del fiume. Il Cairo deve circa il 90% delle sue forniture idriche al Nilo e classifica la «Gerd» come una minaccia alla sua stessa sopravvivenza economica. Il governo etiope ha cercato di disinnescare le tensioni e parla della diga come di un’infrastruttura «collettiva», prospettandolo su scala regionale. Egitto e Sudan hanno diramato una nota dove denunciano le «violazioni del diritto internazionale» e le «gravi conseguenze» sui Paesi a valle.












