La scelta di non riconoscere il proprio figlio: una scrittrice ha fatto sua la storia, con un libro e un film. Prima di scoprire che anche i nonni…

di Rita Balestriero

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Prima di scrivere Amata, Ilaria Bernardini aveva "un’idea precisa di cosa fosse un’opinione. Oggi non più", dice sorridendo la scrittrice milanese. "Ma in compenso ho imparato cosa sono le culle per la vita – prima non lo sapevo – e cosa accade a una donna nei dieci giorni successivi alla scelta di non riconoscere il figlio". Dieci giorni è il tempo che la legge le offre per decidere. Dieci giorni è il tempo in cui, mentre un corpo cerca di tornare “in sé”, un altro si prepara ad accogliere quello di un bambino che non ha partorito, ma che poi sarà come se lo avesse fatto.

Amata (HarperCollins) è la storia di Nunzia che rimane incinta per errore quando ancora studia all’università, ma anche quella di Maddalena, che invano ha tentato la strada della fecondazione insieme al suo compagno prima di provare quella dell’adozione. Una storia che arriva in libreria martedì prossimo, ma che è già diventata un film interpretato da Tecla Insolia, Miriam Leone e Stefano Accorsi, nei cinema dal 16 ottobre (presentato al Festival di Venezia, nella sezione Notti Veneziane alle Giornate degli Autori).