"Sciogliere il Parlamento non è un'opzione ma un obbligo" per Macron.
Marine Le Pen chiude a ogni ipotesi alternativa. "Un presidente non sbaglia mai a sottoporsi al popolo", ha scandito nel suo intervento all'Assemblea Nazionale sottolineando che "lo scioglimento non è un capriccio. Ma una leva istituzionale per sbloccare le situazioni di stallo e consentire alla democrazia di funzionare".
Pronta con il suo partito, in pole nei sondaggi, ad "accettare il verdetto delle urne. Se il popolo ci farà l'onore di un mandato chiaro, ovvero una maggioranza assoluta, andremo a Matignon (sede del governo,ndr) per attuare, senza aspettare le elezioni presidenziali e un programma di ripresa nazionale".
Già domenica, intervenendo nel feudo di Hénin-Beaumont, la leader dell'estrema destra - che la giustizia ha dichiarato ineleggibile nel processo sul caso dei fondi Ue (oggi sono state annunciate le date del processo in appello dal 13 gennaio all'11 febbraio 2026, cruciali in vista delle presidenziali del 2027) - aveva spinto per un ritorno al voto. "Non mi interessa se io non potrò ripresentarmi", ha detto.
Lasciando però uno spiraglio aperto a "un altro premier": "Non sfiduceremo a priori", assicurava ancora Le Pen, elencando tuttavia quattro paletti: "Immigrazione, Europa, frodi di ogni tipo e sprechi di stato. Sono questi i soldi che bisogna andare a prendersi, non quelli dei francesi".






