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Da alcuni anni Strava, l’app per registrare l’attività fisica, tracciare percorsi e condividere i propri allenamenti, somiglia sempre di più a un tradizionale social network. È una scelta dell’azienda americana che controlla l’app, che ha introdotto molte funzioni per far crescere la “community” della piattaforma, incentivare l’interazione tra utenti e farla utilizzare a chiunque pratichi attività fisica, e non solo ai professionisti o agli atleti amatoriali più competitivi.

L’evoluzione di Strava – che a partire dal 2020 è effettivamente diventata un’app popolarissima, oggi la usano 150 milioni di persone da 185 paesi diversi – ha lati positivi e altri più problematici. Da una parte infatti è una piattaforma che riesce a far avvicinare e incontrare persone con interessi comuni anche fuori da internet, e in qualche caso persino a far nascere relazioni amorose (non è raro sentir dire che Strava è “il nuovo Tinder”).

Dall’altra però, ha gli stessi limiti di altri social network. Uno è il rischio legato alla gestione di una grande quantità di dati personali. Un altro è che l’esibizione costante delle proprie sessioni di allenamento con gli amici o il confronto dei propri risultati con sconosciuti possa alimentare una competitività eccessiva, e a volte rendere il rapporto delle persone con l’attività sportiva meno sereno.