Greta Thunberg e gli Houthi. Doppio attacco ieri contro Israele da parte dei ribelli yemeniti sostenuti dall’Iran e dall’attivista svedese passata dalle battaglie per l’ecologia alla narrativa Pro Pal e antisionista. Meno esplosivo, ma più insidioso, l’attacco scatenato da Greta Thunberg. Intervistata dal Guardian a bordo di una delle barche della flottiglia per Gaza, la giovane attivista ha lanciato un appello al primo ministro britannico, Sir Keir Starmer, ricordandogli che ha «il dovere legale di agire per prevenire un genocidio come quello in corso a Gaza».

Greta registra una «grande assenza di coloro che hanno la responsabilità legale di intervenire» secondo il diritto internazionale, chiamando in causa anche il primo ministro britannico, che intende incontrare il presidente israeliano, Isaac Herzog contro il parere degli stessi parlamentari laburisti. «Le parole che useremo per descrivere le persone che si trovano dalla parte sbagliata della storia, che sostengono o commettono crimini di guerra, quelle parole non esistono ancora, quegli insulti non esistono ancora, ma le useremo nei confronti di persone come lui (Starmer)». Nella lunga intervista in cui non manca di condannare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e definisce Israele «uno stato di apartheid», la Greta Pro Pal afferma che «l’unico modo per raggiungere pace e sicurezza durature per palestinesi e israeliani è attraverso una soluzione politica, ed è per questo che stiamo lavorando con i partner per sviluppare un quadro di pace».