Lucciole per lanterne. Può capitare a chiunque, anche a studiosi seri che hanno dato un contributo significativi agli studi, nella fattispecie alla filosofia della politica. Soprattutto se l’ideologia politica di riferimento è in crisi e il sentimento si appiglia ad ogni stormir di vento per vedere rinascite, culturali e morali, della propria parte politica, che in verità versa in uno stato comatoso (senza idee, spessore e né leader). Mi riferisco a Carlo Galli, insigne luminare bolognese, già parlamentare del Pd, che per anni ha insegnato ad allievi e studiosi le virtù del realismo politico facendoci conoscere autori come Carl Schmitt. Oggi il professore vede giustamente un ritorno di quella politica che l’età del globalismo aveva messo da parte sotto gli attacchi incrociati dell’economia, del moralismo wokista e di un diritto informato all’utopia dei “diritti umani”. Ma vede questa rinascita proprio là dove non c’è, cioè nell’impresa, francamente grottesca, delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla.

L’articolo in cui espone le sue idee, uscito venerdì su Repubblica, è tutto giocato sulla contrapposizione fra un ritorno della politica “cattivo” e uno “buono”. Il primo sarebbe rappresentato dalla destra religiosa, che avrebbe in mano le sorti di Israele e vorrebbe sradicare il Male rappresentato dai palestinesi, e da Donald Trump, impegnato in una «orgiastica valorizzazione monetaria» della crisi di Gaza. Il secondo invece farebbe capo a coloro che si sono accollati appunto l’impresa della Flotilla e a tal Riccardo Rudino, portavoce del Collettivo autonomo dei portuali, che, nel discorso con cui ha salutato la partenza di una nave da Genova, ha pronunciato parole «semplici, ferme, cariche non di minaccia ma di energia politica e passione civile»: un’energia testimoniata dalla preponderanza del dovere (di portare soccorso a chi soffre), dalla pratica collettiva dell’azione (una manifestazione imponente, la presenza del sindaco, il lavoro comune e volontario dei portuali), la spontaneità dal basso, la rischiosità oggettivamente gravissima dell’impresa)».