In questi mesi abbiamo raccontato come alcune espressioni del presidente americano Trump siano dei manifesti di calcolata vaghezza. Una su tutte: «due settimane», orizzonte temporale da lui preferito (e quasi mai rispettato) per le sue minacce. C'è un'altra frase che il tycoon ripete spesso, soprattutto parlando della guerra in Ucraina e dei continui attacchi russi: «Non sono felice». Anche questa volta, dopo gli infernali raid dell'Armata nella notte tra sabato e domenica sulle principali città ucraine con oltre 800 droni e anche missili a lunga gittata, l'ha ripetuto. Aggiungendo che entro un paio di giorni (non le due fatidiche settimane) sentirà Putin. Il suo segretario al Tesoro Bessent ha rincarato la dose dicendo che Washington è pronta a imporre nuove, pesanti sanzioni per azzoppare la già traballante economia di Mosca. Vedremo se alle parole seguiranno i fatti, intanto il conflitto non si ferma e vengono uccisi civili a Kiev e in tutta l'Ucraina.

Non va meglio la situazione in Medio Oriente: un attentato islamista (Hamas non sembra essere responsabile ma ha definito «eroi» i due terroristi) ha fatto almeno 6 morti a Gerusalemme e a Gaza l'esercito israeliano continua a colpire con pesanti raid che uccidono anche la popolazione civile. Trump ha minacciato gli jihadisti dicendo che se consegnano tutti gli ostaggi la guerra finirà. Netanyahu, nel frattempo, parla però di «vittoria a ogni costo».