Un adulto può ordinare un menù pensato per i bambini e mangiarlo lui stesso? La questione, che a prima vista pare marginale, negli ultimi anni è diventata terreno di confronto tra associazioni di categoria, consumatori e ristoratori. E non è un caso che ritorni spesso sui social, nei video virali e perfino in alcune serie tv. La Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe), che rappresenta la voce ufficiale del settore, una volta raggiunta per l’intervista ha preso posizione chiaramente: “Il menù bambini nasce come proposta dedicata esclusivamente ai più piccoli, e per gli adulti non dovrebbe essere disponibile". L’idea è quella di un’offerta mirata, con porzioni ridotte e prezzi proporzionati all’età, che quindi perderebbe di senso se aperta a tutti.

Non tutti la pensano allo stesso modo. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, in un suo intervento su Instagram di qualche tempo fa ha ricordato che “tutti i piatti presenti sul menù possono essere liberamente ordinati e non sono legittime discriminazioni per età, sesso o altre motivazioni”. Un ragionamento che sembra appoggiarsi, come principio giuridico, al Regolamento di Pubblica Sicurezza, un esercente non può rifiutare arbitrariamente un servizio se non esiste un motivo oggettivo. Sicuramente incontra il plauso di moltissimi utenti dei social che una volta interrogati hanno quasi tutti dato per scontato che “se è sul menu, si deve poter ordinare”.