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Attraverso la strumentalizzazione del dolore altrui e il capovolgimento dei fatti e della storia si è creata una grande campagna propagandistica che ha un solo scopo: il consenso interno

Cosa resterà di Gaza in Italia? Una ferita profonda tra gli italiani e gli ebrei italiani. Con le dissennate leggi razziali del regime fascista gli ebrei italiani che si erano integrati ed erano a tutti gli effetti italiani divennero in un giorno e una notte dei senza patria condannati all'isolamento, all'espatrio, all'oblio e al rastrellamento della "soluzione finale". Quella ferita, che un grande editore e scrittore come Angelo Fortunato Formiggini, ebreo e italiano, denunciò lanciandosi dalla Ghirlandina, è stata ricucita a fatica nel lungo, lunghissimo dopoguerra e il suo punto di approdo è la data istituzionale del 27 gennaio: la Giornata della Memoria. In quella giornata per anni gli italiani, dal primo all'ultimo, dal presidente della repubblica a me stesso, si sono detti in pubblico: "Mai più". E, invece, ci risiamo. Il movimento filopalestinese dei cosiddetti pro-Pal, che attraversa tutto lo schieramento politico della sinistra, dalla più moderata alla più estrema, ha riaperto la ferita tra gli italiani e gli ebrei italiani o le comunità ebraiche che non a caso come ha sinceramente osservato Walker Meghnagi, presidente della comunità ebraica di Milano si sentono difesi dalla destra e non dalla sinistra. Come si è potuti giungere a tanto?