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Dopo settimane (e in alcuni casi qualche mese) di discussioni e trattative interne alla coalizione, sabato il centrosinistra ha annunciato tutti i candidati per le elezioni regionali che si terranno in autunno, quasi tutte in date diverse. Che i partiti del cosiddetto centrosinistra si muovano insieme in così tante elezioni locali non è scontato, e anzi è una novità: negli ultimi anni è successo spesso che non riuscissero a trovare accordi per sostenere gli stessi candidati a livello locale, e quindi anche che fossero in competizione tra loro.
È stato spesso difficile anche solo capire cosa comprendesse, questo centrosinistra: sicuramente il PD (il partito di gran lunga con più consensi della coalizione), quasi sempre Alleanza Verdi e Sinistra, e con più difficoltà il Movimento 5 Stelle, che da quando ha Conte come leader ha provato a riposizionarsi in quest’area politica. Poi negli ultimi tempi Italia Viva, il partito di Matteo Renzi, si è aggiunto più stabilmente alla coalizione, mentre continua a farlo solo a volte Azione di Carlo Calenda.
L’annuncio dei candidati per le regionali è stato fatto proprio con l’intento di mostrare un’inedita unità politica, da contrapporre a quella molto più solida e duratura della coalizione di destra che governa a livello nazionale. Il modo in cui è stato fatto però stava quasi per avere l’effetto opposto: i candidati sono stati presentati con un post sui social dal Partito Democratico, ed evidentemente senza un coordinamento con gli altri partiti, in particolare il Movimento 5 Stelle, che dopo un iniziale fastidio si è dovuto affrettare a confermare l’annuncio del PD.












