Quante ore giocate! Quanto tempo trascorso a viaggiare in altri mondi, dall’altra parte dello schermo! A dispetto dei molti che, ancora oggi, demonizzano i videogame, non posso non riconoscere, da scrittore di romanzi e da ex (mica tanto) videogiocatore, quanta ottima narrativa sia contenuta in questo universo parallelo. Un po’ ce lo dice Steven Spielberg in Ready Player One, un nostalgico film di fantascienza che ripercorre, sviluppandole e aggiornandole, le tematiche di Wargames di John Badham e di Tron di Steven Lisberger. Eccoci, in sostanza, di fronte a una macchina da intrattenimento che non viene rappresentata solo come una trappola succhia-cervello, ma come il portale di un regno in cui ci si può mettere alla prova in infinite sfide, quasi tutte impossibili da sostenere nel mondo del reale. Battaglie spaziali, labirinti incantati, fughe da legioni di zombie famelici e combattimenti con maestri di arti marziali. L’unico limite sembra essere la potenza del microprocessore, l’unica regola quella di superare i record del punteggio. A patto, naturalmente, di dimenticare chi siamo per vestire i panni di qualcun altro, così da sentirci, per un attimo, più forti, più agili, e anche, ammettiamolo, molto più coraggiosi di quanto siamo nella vita reale.
Macché Super Mario è Sigfrido
Da quarant’anni il videogioco vanta un successo planetario che si trasmette ormai di generazione in generazione. Perché la sua avventura ha tutti g…









