Vince Carlos Alcaraz che si prende gli US Open, la “bella” dopo il successo di Parigi e il ko di Wimbledon e anche il numero 1del mondo, con 11540 punti, 660 punti di vantaggio su Jannik Sinner. Il fenomeno italiano, alla quinta finale Slam consecutiva, dopo aver siglato due Majors stagionali a Melbourne e Wimbledon, non difende il titolo di 12 mesi fa agli US Open e deve arrendersi 6-2 3-6 6-1 6-4

allo strapotere fisico e tecnico, alle fiammate agonistiche e alla superiorità al servizio dello spagnolo. Ma esce comunque a testa alta nella prima triade Slam stagionale con gli stessi protagonisti dal 1964, storica nell’era Open, unica e straordinaria come la rivalità fra due campioni che, pur così giovani, dal settembre 2022 (primo US Open di Alcaraz), hanno firmato 10 degli ultimi 13 Slam, monopolizzando gli ultimi due anni, con 17 titoli su 18 (meno Madrid 2024) nei tornei con entrambe in gara e la presenza costante nell’albo d’oro degli ultimi 8 Majors. Un curriculum di super-lusso che ora vede Alcaraz con 6 Slam e Sinner a 4, unico azzurro a conquistarne più d’uno. Coi testa a testa complessivi di 10-5 Alcaraz, 4-2 negli Slam

Sono trascorsi vent’anni per rivedere il presidente degli Stati Uniti, fra i 23.771 spettatori dell’Arthur Ashe, ma la super-sicurezza per Donald Trump fa slittare la finale di New York di 50 minuti e fa perdere a molti anche il primo set del match. Che si gioca col tetto chiuso per paura di pioggia e regala subito fuochi d’artificio fra il 24enne italiano e il 22enne spagnolo in lotta in una partita secca anche per il numero 1, dopo 65 settimane sul trono dell’altoatesino, mentre il ragazzo di Murcia ci era salito per primo nel 2022, ad appena 19 anni-record. Sulla spinta della prima maratona vinta su Jannik: 5 ore e 15’ minuti (un match point mancato dal primo numero 1 del modo italiano), che fa il pari con la finale di maggio al Roland Garros persa dal ragazzo di San Candido dopo 5 ore e 30 (mancandone tre). Come sempre, nell’alternanza delle situazioni fra due campioni con caratteristiche molto diverse - talento esplosivo ma con lapsus di attenzione di Carlos contro regolarità, capacità di reazione e disciplina tattica di Jannik - il primo game di 8 minuti di supersoniche botte da video game se lo aggiudica a sorpresa, aggressivissimo col dritto, l’erede di Rafa Nadal. Che strappa il servizio al Profeta di capelli rossi. E, imponendo un ritmo superiore da fondo, domina fino al 6-2 in 37 minuti. Nel segno anche dei miglioramenti al servizio dell’allievo di Juan Carlos Ferrero che s’era presentato in finale senza cedere un set, dieci anni dopo Roger Federer.