Oggi, alle 15, François Bayrou si presenterà all’Assemblea nazionale per il suo ultimo discorso da primo ministro francese. Non si è prodotto il miracolo che i suoi fedelissimi auspicavano in questi giorni: la maggioranza dei deputati dell’Assemblea nazionale staccherà la spina al suo governo dopo nemmeno nove mesi alla guida della Francia. Il leader dei centristi del MoDem, alleato del presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, fin da 2017, verrà sfiduciato sulla sua proposta di manovra finanziaria, un piano di risparmi da quasi 44 miliardi di euro, aprendo una nuova fase di incertezza politica e amplificando la crisi di regime in cui versa la Francia dall’inizio del secondo quinquennio macroniano.

Il capo dello Stato francese, che con Bayrou ha bruciato il quarto primo ministro in meno di due anni, vuole a tutti i costi evitare un nuovo scioglimento dell’Assemblea nazionale e ritornare alle urne, alla luce dei sondaggi che danno il Rassemblement national col vento in poppa. L’ultima rilevazione dell’istituto Toluna-Harris Interactive pubblicata ieri dal magazine Challenges dà infatti il partito lepenista al 33% delle intenzioni di voto in caso di elezioni legislative, più del doppio del cosiddetto “blocco centrale”, l’alleanza di partiti che sostiene Macron, Renaissance, MoDem e Horizons, che viaggia attorno al 15%. All’Eliseo, per ora, si naviga a vista. Secondo quanto riportato da Politico, l’unica certezza è che il presidente vuole nominare un nuovo premier entro il 18 settembre, data in cui i principali sindacati hanno organizzato proteste e manifestazioni in tutto il Paese contro la cura d’austerità di cui la Francia ha inevitabilmente bisogno dopo anni di spese pazze, conti in disordine e assenza di riforme strutturali. L’idea di Macron è quella di inviare un primo ministro a trattare con le organizzazioni sindacali per evitare di trovarsi in prima linea di fronte alla loro rabbia.