«Se l’Unione europea schiererà forze in campo in Ucraina, queste rappresenterebbero, per il presidente russo Putin, obiettivi legittimi». L’economista e storico Thierry Vissol - già docente universitario e funzionario della Commissione europea, nonché direttore del Centro euro-mediterraneo Librexpression della Fondazione Giuseppe Di Vagno - riflette sull’esito del summit della Coalizione dei Volenterosi, riunitosi in formato ibrido a Parigi alla presenza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Professor Vissol, ventisei Paesi Ue hanno confermato il loro sostegno per garantire la sicurezza dell'Ucraina in caso di un eventuale cessate il fuoco. A suo parere, quali scenari si presentano?

«La prima incertezza riguarda l'esistenza o meno di un cessate il fuoco e, se sì, quando sarà in vigore. Tutte le dichiarazioni di Vladimir Putin indicano che questo potrà avvenire solo nella misura in cui le sue richieste – finora inaccettabili per gli ucraini e per i loro alleati europei – saranno soddisfatte. Il coinvolgimento del presidente americano in un eventuale processo di pace è stato finora controproducente. Lo spettacolo desolante del suo incontro con Putin in Alaska, la sua versatilità in materia di aiuti all'Ucraina, la sua volontà di farli finanziare dagli europei – cosa che questi ultimi hanno accettato – non hanno fatto altro che rafforzare le posizioni russe, anche nei confronti del resto del mondo. Inoltre, la politica di dazi doganali repressivi e di intimidazione politica attuata dal presidente Trump contribuisce a destabilizzare le alleanze dei Paesi terzi con l’Occidente e a spingerli verso altre alleanze economiche e politiche meno prevedibili e “bulliste”».