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7 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 13:09
“Siamo il popolo”. Con un messaggio di lotta alle diseguaglianze, apertura all’immigrazione, diritti sociali e civili, Zohran Mamdani e Bernie Sanders si sono ritrovati sabato sera sul palco del Brooklyn College di New York City. L’evento, cui hanno partecipato 1700 persone, è stato organizzato a sostegno della campagna a sindaco di Mamdani, che ha vinto le primarie democratiche con un programma progressista e che sta affrontando attacchi particolarmente violenti da parte di democratici moderati e conservatori. Nella campagna è anche intervenuto Donald Trump, che ha definito Mamdani “un comunista” e che appoggia l’attuale sindaco di New York, Eric Adams. Si vota il 4 novembre, in un clima di particolare incertezza e con risvolti politici non più soltanto locali ma nazionali.
Sanders è arrivato a New York nell’ambito di un tour politico che in pochi mesi ha toccato 21 Stati, raccolto 300mila persone e che ha un titolo inequivocabile: “Fighting Oligarchy” (“Lotta all’oligarchia”). Il senatore e il candidato sindaco sono saliti sul palco del Brooklyn College – l’alma mater di Sanders – accolti dall’applauso fragoroso di studenti e militanti. Mamdani è partito condannando la decisione di City University di licenziare quattro professori, che sarebbero stati allontanati per la loro opposizione alla guerra in Palestina. Tra il pubblico, si è immediatamente levato un coro: “Free, free Palestine!”. È quindi iniziata la parte più politica. Mamdani, la cui campagna è sostenuta dalla sinistra democratica newyorkese (hanno preso posizione a suo favore Cynthia Nixon e Alexandria Ocasio–Cortez) ha detto che “New York City non è in vendita ai miliardari di Donald Trump, non è in vendita alle multinazionali, non è in vendita ai politici corrotti”. Il candidato, che propone un congelamento dei prezzi degli affitti e un aumento delle tasse per l’1 per cento più ricco della città, ha poi allargato il discorso su base nazionale, spiegando che in America oggi è in corso un vero e proprio “assalto ai diritti dei lavoratori”. Orgogliosa è stata però la rivendicazione del carattere locale di queste elezioni, turbate in questi mesi da continue interferenze esterne: “Questa è una città in cui sceglieremo, da soli, il nostro nome”.









