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Il 31 ottobre del 2000 l'aereo partito da Taiwan non arriverà mai a destinazione, Los Angeles. Il velivolo si schianta contro le attrezzature presenti nel cantiere in costruzione, prendendo fuoco. Il capitano, il primo ufficiale e il pilota di soccorso riescono a salvarsi

È il 31 ottobre 2000, aeroporto internazionale di Chiang Kai-shek, vicino a Taipei, isola di Taiwan. Si tratta della data in cui si consuma una delle più drammatiche tragedie dell’aviazione civile asiatica. Il Boeing 747-412, proveniente da Singapore e diretto a Los Angeles, tenta di decollare ma lo fa dalla pista sbagliata, schiantandosi dopo pochi minuti contro le attrezzature da costruzione sul percorso. Delle 179 persone a bordo, 83 perdono la vita. Si tratta del primo incidente mortale nella storia della compagnia Singapore Airlines, nata nel 1972.

Alle 23, ora locale di Taipei, l'aereo lascia l'aeroporto internazionale di Chiang Kai-shek (oggi aeroporto internazionale di Taiwan Taoyuan), mentre imperversano forti piogge causate dal tifone Xangsane. Quindici minuti dopo, il velivolo è autorizzato per il decollo sulla pista 05Left. Invece, alle 23:18, il Boeing 747-412 inizia la corsa sulla pista parallela, la 05Right, chiusa per riparazioni. Il capitano sa di dover decollare dalla 05L, ma per un errore di manovra si allinea con quella sbagliata. A quel tempo, lo scalo non è dotato di ASDE, un radar di terra che consente ai controllori del traffico aereo di monitorare il movimento degli aerei sulle piste e sulle aree di rullaggio per aumentare la sicurezza e prevenire incidenti. A causa della forte pioggia, la visibilità è scarsa, i piloti non vedono l'attrezzatura da costruzione, tra cui due escavatori, due rulli vibranti, un piccolo bulldozer e un compressore d'aria, parcheggiati sulla pista 05R. Subito dopo aver raggiunto la V1, il punto in cui il decollo è inevitabile, il capitano Foong Chee Kong, 41 anni, si accorge della presenza dell’attrezzatura, ma è ormai troppo tardi per fermare il volo, lo schianto è inevitabile. Lo scenario è apocalittico: l’aeromobile viene spaccato in due, i motori e il carrello di atterraggio si staccano, così come l’ala sinistra. L’impatto causa un grave incendio, che distrugge la sezione anteriore della fusoliera, mentre il carburante immagazzinato nelle ali esplode, provocando l'incenerimento della parte centrale. I passeggeri rimangono intrappolati tra fumo e fiamme. Urla e disperazione sono il sottofondo di minuti interminabili alla ricerca di una via di fuga. Settantanove dei 179 passeggeri e quattro dei 20 membri dell'equipaggio muoiono nell’impatto. La maggior parte delle vittime sono taiwanesi e americani, ma tra i morti figurano anche persone provenienti da altri nove Paesi. Molti di loro erano seduti nella sezione centrale dell'aereo. A mezzanotte, l'incendio è per lo più spento, ma la parte anteriore dell'aereo è un cumulo di detriti accartocciato. Nonostante ciò, il capitano, Foong, il copilota, il primo ufficiale Latiff Cyrano, 36, e il pilota di soccorso Ng Kheng Leng, 38, sopravvivono all'incidente, riuscendo a evacuare prima che le fiamme avvolgessero anche la cabina di pilotaggio.