Un piccolo teatro milanese, l’Out Off, diventa il rifugio intimo di Nevergreen, il documentario che Stefano Pistolini dedica a Francesco De Gregori. Non i grandi stadi o le piazze gremite, ma un luogo raccolto dove il cantautore sceglie di riportare alla luce canzoni meno eseguite, “minori” solo di fama, che si rivelano invece essenziali. Accanto a lui scorrono amici e colleghi — da Jovanotti a Ligabue, da Pausini a Malika Ayane — in un dialogo tra generazioni che illumina la forza nascosta del suo repertorio. Presentato a Venezia, il film sarà distribuito nelle sale italiane dall'11 al 17 settembre.

De Gregori, i suoi "Nevergreen" in un film alla Mostra del cinema di Venezia

La prima impressione guardando questo film concerto è che su quel piccolo palco e con un pubblico ristretto lei si goda appieno l’essere lì, in quel momento. Come ci è arrivato?

“Io cerco di arrivarci sempre anche nei concerti tradizionali, e anche quelli diciamo fatti nei circuiti più grandi. In questa occasione forse mi è venuto più facile. Intanto la quotidianità: è stato un mese a Milano e ogni sera andare a teatro era un po’ come stare a casa, come cantare nel salotto, con poche persone davanti. E quindi questa cosa mi ha permesso non di ritrovare me stesso, ma di divertirmi con me stesso utilizzando la canzone veramente per quello che è: un gioco creativo che a volte riesce bene, a volte riesce meno bene, ma che comunque appartiene a te, al tuo modo di suonare la chitarra o di sentire come va il batterista in un determinato film. Tutto viene più facile in una situazione come quella milanese”.