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Il nuovo nome per ricordare "l'incredibile storia di vittorie". Il passaggio al Congresso
"Suonava più forte". Donald Trump non scomoda la geopolitica per spiegare la decisione di ribattezzare, in occasione del 200º giorno della sua seconda Presidenza, il dipartimento della Difesa, in "dipartimento della Guerra". Un ritorno al passato - l'attuale nome venne adottato con un atto del Congresso nel 1949 - che è in linea con la Restaurazione in corso da mesi, dai dazi al ripristino della statue confederate, che caratterizza il Trump 2.0. È in linea anche col ritorno al "warrior ethos", l'ethos guerriero che il segretario della Difesa (ora sarà "della Guerra") Pete Hegseth ha promesso di riportare al Pentagono, dopo la "stagione woke" della precedente Amministrazione Biden. Il "rebranding" sembra anche essere una conseguenza del concetto di "peace through strength", pace attraverso la forza, coniato a suo tempo da Ronald Reagan e riproposto dal tycoon per la sua visione del mondo. Del resto, "si vis pacem para bellum", avevano già intuito i Romani.






