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A marzo, sull’esempio di altre legislazioni e su iniziativa del governo di Giorgia Meloni, è stato presentato un disegno di legge per introdurre nel codice penale il reato di femminicidio. È già stato approvato dal Senato a luglio e non ancora dalla Camera. Fin dal suo annuncio la proposta ha aperto un grande dibattito che si è svolto in modo simile in altri paesi: ha a che fare con l’opportunità stessa di introdurre nell’ordinamento un reato di questo tipo e con la convinzione, per alcuni movimenti femministi, associazioni e centri antiviolenza, che per una lotta efficace alla violenza maschile contro le donne non servano o non siano sufficienti nuove leggi, ma educazione, prevenzione e profonde trasformazioni sociali.

Tra i paesi europei solo Cipro, Malta e Croazia hanno scelto di punire in modo specifico il femminicidio, con leggi approvate tra il 2022 e il 2024. Fuori dall’Europa invece questo reato fa parte dell’ordinamento penale della maggior parte degli stati dell’America latina: sono state quasi sempre iniziative prese al termine di un lungo percorso sociale, che ha attraversato le università e gli ambienti del diritto. E che in quei casi sono partite grazie ai movimenti femministi e alle organizzazioni per la difesa dei diritti umani.