Un gesto d’affetto. Un modo per ricordare quell’incontro avvenuto nel 1966, che segnò per sempre vita e carriera. Con queste parole, semplici e potenti, Giorgio Armani ha annunciato, poco prima di morire, l’acquisto de La Capannina di Forte dei Marmi. Un ritorno alle origini, lo ha definito, perché lì, negli anni Sessanta, conobbe il suo amico e socio Sergio Galeotti. «Ma in realtà il primo incontro fu nella spiaggia difronte a La Capannina, poi proseguirono a frequentarsi dentro al locale di Gherardo Guidi», ricorda Adriana Bacci Chelotti, ex proprietaria insieme al marito Didi della boutique iconica della Versilia, dove erano di casa Renato Zero, Mina, la principessa Hariri e quella coppia così magnetica, che si stava facendo largo nel mondo della moda. «Noi li conoscemmo nel 1977, quando Sergio Galeotti venne a bussare alla boutique: ce lo presentò un’ amica di Pietrasanta. Sergio voleva a tutti i costi conoscere Didi e proporgli quella nuova etichetta che stava lanciando con il suo amico e socio Giorgio Armani», ricorda Adriana Chelotti. Già, un amico, perché per tutti gli anni in cui si frequentarono, stringendo un legame di affari e di amicizia fortissima, nessuno parlò mai di relazione. «Non ci permettevamo di domandare nulla, anche se era chiaro che fossero una coppia e non solo nel lavoro». Una coppia di opposti e per questo complementare. «Si completavano, perché erano diversi: Giorgio era eleganza e purezza, Sergio era estroverso e istrionico». Le loro serate non erano solo alla Capannina, che Guidi aveva rilevato da Franceschi nel 1977, ma anche a La Bussola, dove si esibiva Mina. «Andavamo tutti a cena a Viareggio, dal famoso Patriarca di Enzo Brocchini, ritrovo della bella gente dell’epoca». Ma ad un certo punto, con il crescere della notorietà di Giorgio Armani, Sergio preferiva proseguire il dopocena da solo. «Capitava sempre più spesso che gli consigliasse di andare a casa, per non esporsi troppo, forse anche per gelosia».