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Ultimo aggiornamento: 18:02
Non sono bastati i consistenti investimenti pubblici per le grandi opere civili e infrastrutture di trasporto come l’alta velocità o la Brebemi, per salvare i grandi costruttori edili dalla crisi.
Nel 2018 Salini Impregilo presentò una manifestazione di interesse per la Astaldi, secondo gruppo italiano che chiese al Tribunale di Roma il concordato in continuità aziendale, perché indebitata di 2 miliardi di euro. Salini Impregilo ha approvato l’aumento di capitale da 600 milioni finalizzato al salvataggio di Astaldi e all’implementazione di Progetto Italia, il nuovo polo delle costruzioni. Con il via libera a Progetto Italia di Cassa depositi e prestiti, si è dato supporto attraverso Cdp Equity (Ministero dell’Economia) insieme ai creditori (Banche) hanno concordato il salvataggio di Astaldi. Alla fine dell’iter si darà vita a Webuild con 35,72% delle azioni in mano a Salini, 16,47 a Cdp Equity, 2,5 di azioni proprie e il 45% flottante.
La premessa per raccontare che se lo Stato ieri aveva salvato Astaldi ed era diventato “imprenditore” nel settore delle costruzioni, oggi è sulla stessa strada per un altro grande in crisi, Pizzarotti. Il gruppo Pizzarotti ha circa 1,8 miliardi di debiti che non riesce a rinegoziare. In questa fase l’azienda è in procedura di composizione negoziata della crisi, proprio come lo era Astaldi.






