Circa 40 coltellate. Quaranta colpi frutto - dice lei - dell’esasperazione e della paura di morire per mano di quell’uomo che le viveva accanto. Quaranta colpi frutto del dolore per le angherie subite e della paura che nello stesso incubo potessero precipitare la figlia e la nipotina di sette anni.
Lucia Salemme, 58 anni, ha confidato ai magistrati le ragioni del suo gesto, il perché ieri notte, tra le 2.30 e le 2.45, ha ucciso il marito Ciro Rapuano, di 59 anni, nella loro abitazione in via Sant’Arcangelo a Baiano, quartiere Pendino, a Napoli.
Quelle parole sono agli atti dell’interrogatorio avvenuto in Questura subito dopo il delitto e domani potrebbe essere integrate con nuovi particolari. Assistita dall’avvocato Riccardo Maria Pinto, Lucia Salemme comparirà dinanzi al giudice per le indagini preliminari della 29esima sezione penale del Tribunale di Napoli per affrontare l’udienza di convalida del fermo: il pm Giuliana Giuliano le contesta l’accusa di omicidio volontario, accusa che potrebbe subire modifiche con il proseguo delle indagini.
L'abitazione in cui si è consumato l'omicidio
Ci sono aspetti dell’omicidio che vanno chiariti: Lucia - che è detenuta nel carcere di Secondigliano ed è sola in cella, peraltro sotto stretta osservazione dato il suo stato provato - ha parlato di un’aggressione subita dal marito nella notte, ha spiegato di essersi difesi da un tentativo di accoltellamento riparandosi dietro le braccia, una delle quali è stata colpita dalla lama impugnata dal consorte tanto da avere rimediato una ferita profonda curata con 30 punti di sutura.








