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Da quando nel 2022 fu pubblicata la prima versione di ChatGPT, i chatbot basati sull’intelligenza artificiale sono stati l’oggetto di maggiore interesse e investimenti nel settore tecnologico, col risultato che oggi ne esistono decine, alcuni dei quali hanno anche superato l’originale per determinate funzioni. La grande concorrenza nel tempo ha appianato le differenze, a partire dalle schermate iniziali, perché puntualmente le novità annunciate da un’azienda vengono replicate dalle altre.
Per le esigenze di chi non li usa per lavoro spesso un chatbot o l’altro fa poca differenza, se non per la forma e la personalità delle risposte, un elemento sul quale le aziende hanno cominciato a puntare per differenziarsi. Vale soprattutto per le versioni gratuite dei chatbot, che sono di gran lunga le più diffuse. Con gli abbonamenti a pagamento, convenienti essenzialmente a chi li usa per lavoro, le differenze aumentano: gli utenti possono rimuovere i limiti d’utilizzo e ottenere più funzionalità, dalla generazione di video (come con Sora di OpenAI) alla scrittura di codice informatico ad altissimo livello. In generale insomma la risposta più probabile alla domanda su quale sia il modello linguistico (LLM) migliore tra quelli disponibili sul mercato è sempre la stessa: dipende da chi lo usa, da come lo si usa, e per quali scopi.








