Israele varca la tragica soglia dei 700 giorni da quando gli ultimi 48 ostaggi ancora a Gaza, di cui forse venti in vita, furono strappati alle loro vite e chiusi nei tunnel sotterranei da Hamas.

E mentre delle condizioni di chi è vivo non si sa nulla - eccetto che per Rom Braslavski e Evyatar David, mostrati in video dai terroristi ai primi di agosto ridotti pelle e ossa - sale la rabbia di Benyamin Netanyahu contro i Paesi occidentali intenzionati a riconoscere lo Stato di Palestina nelle prossime settimane, all'Assemblea generale dell'Onu. Primo fra tutti, Emmanuel Macron.

Mercoledì sera, la tv pubblica israeliana Kan ha rivelato che il primo ministro ha respinto la richiesta del presidente francese di visitare brevemente Israele. Bibi ha infatti condizionato la visita del capo dell'Eliseo al ritiro dell'iniziativa di riconoscere la Palestina, richiesta che il leader francese ha respinto. Giovedì il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar in una telefonata con l'omologo Jean-Noel Barrot ha ribadito che "non c'è spazio" per una visita presidenziale "finché Parigi persiste nella sua iniziativa e nei suoi sforzi che danneggiano gli interessi di Israele".

Una presa di posizione che getta ulteriore benzina sul fuoco delle tensioni che da mesi caratterizzano i rapporti tra Francia e Israele. E quello con Macron non è il solo fronte aperto tra Israele e l'Occidente: parlando di quanto sta accadendo a Gaza, la vicepresidente della Commissione Ue Teresa Ribera ha parlato di un "genocidio" che "mette in luce il fallimento dell'Europa".