Da Mark Zuckerberg a Tim Cook, alla Casa Bianca sbarcano i ceo delle più grandi aziende tecnologiche degli Stati Uniti.
Tutti tranne uno: Elon Musk. Donald Trump ha organizzato una festa nel Giardino delle Rose, appena restaurato e con tanto di nuove casse che il presidente in persona ha testato nelle scorse settimane suonando i suoi pezzi preferiti, per decine di imprenditori del 'big tech' ma ha snobbato il più importante, il più ricco e soprattutto il suo ex first buddy. Uno che fino a qualche mese fa entrava e usciva dalla residenza senza bisogno dell'invito.
Evidentemente la parziale riconciliazione dopo la plateale rottura tra Trump e Musk a mezzo social non è bastata a ricucire i rapporti e ad inserire il nome dell'uomo più ricco nel mondo nella lista, nonostante lui sostenga il contrario. "Sono stato invitato ma sfortunatamente non posso andare. Ci sarà un mio collaboratore", ha scritto su X nel pomeriggio di giovedì quando ormai la notizia della sua assenza era diventata virale. Presenti, invece, nel Garden Rose - oltre al fondatore di Facebook e quello di Apple - Bill Gates, Sam Altman, il co-fondatore di Google Sergey Brin, il ceo di Microsoft Satya Nadella e quello di Shift4 Payments Jared Isaacman. Perfino lui, il collaboratore di Elon nominato da Trump alla guida della Nasa e poi silurato dallo stesso tycoon dopo lo scontro con il miliardario. E ancora: Shyam Sankar, direttore tecnico di Palantir; Alexandr Wang, co-fondatore di Scale AI e responsabile di un team di superintelligenza presso Meta e, infine, David Sacks, il venture capitalist che ha assunto il ruolo dello zar delle criptovalute e dell'intelligenza artificiale della Casa Bianca.












