BERLINO - Fondata dal genio creativo e dall’ostinazione di Sir James Dyson, l’ingegnere industriale e designer nato 78 anni fa a Cromer, nel Norfolk, l’azienda britannica è oggi uno dei marchi tecnologici più riconoscibili, invidiati e copiati al mondo. La sua storia inizia negli anni Settanta quando Dyson, allora giovane designer formato al Royal College of Art – di cui sarebbe stato rettore dal 2011 al 2017 - decise di affrontare in prima persona l’inefficienza dell’aspirapolvere a sacco. Il problema era semplice e al tempo stesso cruciale: a mano a mano che il sacco di cui quegli elettrodomestici si riempiva, la potenza calava inesorabilmente. Dyson si ispirò ai separatori ciclonici utilizzati nelle segherie e, dopo qualcosa come oltre 5mila prototipi e quindici anni di tentativi, nel 1993 lanciò il mitico DC01, il primo aspirapolvere ciclonico senza sacco al mondo. Quella macchina, nata dalla frustrazione trasformata in invenzione, segnò un punto di svolta epocale in un settore rimasto sostanzialmente immobile per decenni.
Da allora l’azienda ha mantenuto intatta la sua filosofia: capire a fondo i problemi pratici e risolverli con un approccio che unisce design, tecnologia e attenzione alle persone. Reinventando categorie di prodotto che non si pensava potessero essere reinventate. “Quando sappiamo se un prodotto è pronto? Quando funziona. Quando fa il suo lavoro per bene – ci spiega l’imprenditore dal patrimonio di 15 miliardi di dollari un’intervista concessa a pochissime testate internazionali fra cui Italian Tech - spesso cambiamo idea in corso d’opera. Non corriamo dietro a un prodotto se non pensiamo che sia sviluppato al punto giusto”.











