L’acqua che esce dal rubinetto della cucina è ridotta a un filo. Un angolo della casa è affollato da taniche di plastica, perché non si sa mai, potrebbero servire in qualsiasi momento. Nella vasca da bagno ci sono alcuni secchi riempiti fino al bordo. Verranno usati per tirare lo sciacquone quando i sedimenti di terra gli impediranno ancora una volta di funzionare a dovere. La vita di Jeff e Beverly Morris ormai sembra ruotare attorno al pozzo dal quale attingono acqua per la loro proprietà a Mansfield, in Georgia. «Avrebbe dovuto essere la nostra “casa per sempre”», la forever home, come l’hanno definita parlando con il New York Times che ha raccolto la loro storia. Un luogo dove avrebbero voluto passare il resto della loro vita, immersi nel verde della Georgia. Ma i sedimenti, arrivati nelle tubature dei Morris proprio tramite l’acqua del pozzo, coprono con una patina tutte le superfici che toccano. Uno strato che non va via, che si accumula fino a ostruire ogni passaggio. Alle telecamere di More Perfect Union, un gruppo di giornalisti indipendenti, vengono mostrate le tracce lasciate su un panno e i depositi nel serbatoio di scarico della toilette. «È opprimente perché ti senti davvero come se ti trovassi di fronte a un muro enorme che non riesci a superare. Non c’è niente che tu possa fare», dice Beverly Morris.
Una giornata in una megalopoli della AI (che intanto “beve”)
I giganti della tecnologia stanno costruendo centri estesi di server che si stima utilizzino già oggi 20 milioni di litri d’acqua ogni 24 ore per il raffreddamento dei circuiti. La mappa americana e la storia di una coppia finita in prima linea







