Salviamo il ceto medio, potremmo dire. Stretto tra l’incudine dell’aumento dei prezzi di questi anni, complice la fiammata dei beni energetici, e la non contestuale crescita dei salari. In definitiva, il potere d’acquisto negli ultimi anni è stato travolto, ha perso il 10,5% tra il 2019 e il 2024, come ha segnalato l’ultimo rapporto Istat. Da qui si fa strada l’urgenza del governo di mettere cantiere una serie di misure per sostenerlo, come da recenti dichiarazioni della premier Giorgia Meloni. Dunque, si rispolvera un tema che si ripropone ogni volta che si comincia a ragionare sulla manovra di Bilancio. Le tasse che si applicano ai buoni pasto che le aziende ritagliano per i lavoratori.
Buoni pasto, spunta un regalo da 500 euro nella busta paga dei lavoratori (se la soglia esentasse passa da 8 a 10 euro)
L’idea di inserirla nella Manovra 2026. Alle casse dello Stato costerebbe 70 milioni, ma a guadagnarci sarebbero i lavoratori: ecco perché







