Un locale che fa piangere. No, non si tratta di una recensione negativa che stronca un servizio pessimo, ma di un luogo in cui si può dar sfogo al proprio malessere senza disturbare nessuno, né dare spiegazioni o sentirsi in colpa. Come un caffè dove versare nella tazzina non un un cappuccino, ma le proprie lacrime. Legittimando il proprio bisogno, e diritto, di poter essere fragili. Sarà per questo motivo che, come riporta il Gambero Rosso, in Giappone si stanno diffondendo i Crying Café in risposta agli alti livelli di stress a cui si è sottoposti. E alla repressione delle proprie emozioni che spesso finiscono con l'implodere. Così, dopo gli Internet Cafè, il Paese dà letteralmente spazio al pianto. Con locali riservati soprattutto alle donne, che sono maggiormente sotto pressione. Per ritrovare un senso di liberazione che i giapponesi fanno emergere attraverso la pratica dei rui katsu in cui si piange in sessioni collettive, anche in ambienti lavorativi.
Giappone: cucina, design e parole del gusto
02 Maggio 2024
Un drink fra le lacrime
È a Tokyo che sono nati i primi Cry Café come il Bar Mori Ouchi che dal 2020 accoglie solo chi è triste e vuole sfogarsi. Come avvisa il cartello all'ingresso: "Negative people only".







