"Se si dà retta a quel che dice un diciassettenne su frasi pronunciate magari in un banale diverbio da bar poi si crea una bolla grande così che va contro un'attività commerciale che dà lavoro". A parlare è il titolare del Caffé di Monza che in questi giorni è al centro di una vicenda che non riguarda gli "scontrini pazzi" ma che prende vita da un resto sbagliato per una consumazione. E porta a un'accusa di omofobia da parte di un cliente (il diciassettenne citato) nei confronti del bar in questione. Contattato da Il Gusto il proprietario del locale, che non desidera apparire con nome e cognome, racconta come sono andati i fatti, o meglio lascia tutto alla "prova" degli stessi fatti. Che partono dalla recensione lasciata dall’accusatore Edoardo L. una settimana fa sul web in cui parla di "esperienza inaccettabile" e sottolinea l'atteggiamento "scortese" della cameriera che aveva dato "un resto sbagliato".
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La denuncia
Fino a denunciare l'intervento del "proprietario del locale" che, precisa il ragazzo, era "infastidito evidentemente dal mio modo di essere gay, non conforme ai suoi standard personali": "Si è avvicinato al nostro tavolo alzando la voce e rivolgendosi a me con toni intimidatori e aggressivi, urlandomi davanti a tutti frasi come: 'Bambino di 17 anni, alzati e vattene'. Un comportamento del genere, omofobo e violento, è assolutamente inaccettabile, soprattutto in un locale aperto al pubblico". Il giovane poi dirà ai giornali locali di esser stato oggetto di epiteti ancora più diretti come "Fr*** di m*** alzati e vattene" ricevendo la solidarietà da parte di associazioni Lgbt e gruppi politici.






