Nigel Farage è un cavallo di razza nell’oratoria pubblica, sia che intervenga alla Camera dei Comuni, che tenga un comizio elettorale o che partecipi ad una sessione della commissione Giustizia del Congresso americano sulla libertà di espressione in Europa, dove è apparso ieri. Parole d’effetto e tono ben calibrato per sottolineare i passaggi chiave: da Washington, il leader di Reform UK (con il vento in poppa nei sondaggi) ha messo in guardia le democrazie occidentali da se stesse e dalla voglia dirigista di regolamentare quello che le persone possono dire o meno.
Lo spunto è la critica all’Online Safety Act del governo britannico per monitorare il contenuto dei post condivisi sulle piattaforme social e web ed è più attuale che mai. «Siamo in guerra con la libertà», aveva annunciato prima di entrare in aula, dove ha rincarato la dose. «Abbiamo smarrito la strada, perso la consapevolezza del perché siamo ciò che siamo», vale a dire stati che dovrebbero ispirarsi ai valori liberali e dunque di tolleranza quando certe opinioni non piacciono – tant’è che quando il parlamentare democratico Henry Johnson ha insistito sui rapporti con Musk, Farage ha replicato che quest’ultimo è stato «incredibilmente rude» con lui, ma «questa è la vita e io credo nella libertà di parola». L’Occidente ha perso coscienza di ciò che rappresenta «e penso che questo sia penetrato nel sistema educativo, dove non sono sicuro che stiamo insegnando buoni valori».













