Atesta alta, lo sguardo determinato, il coraggio più forte della sofferenza causata dalle violenze subite quando erano delle ragazzine.
Le vittime di Jeffrey Epstein parlano per la prima volta, insieme, sulla scalinata di Capitol Hill, accompagnate dagli avvocati che sostengono da trent'anni la loro battaglia e da un gruppo di deputati bipartisan che sta cercando di costringere il Dipartimento di Giustizia a pubblicare tutti i documenti sul caso del finanziere pedofilo.
E avvertono che sono pronte a pubblicare una lista di nomi, dei personaggi ricchi e famosi coinvolti nelle nefandezze del mostro. "Le violenze che abbiamo subito non sono una bufala", hanno affermato le vittime di Epstein in un messaggio diretto a Donald Trump che, invece, a pochi isolati di distanza nello Studio Ovale, continuava a sminuire il caso, bollandolo come un "complotto dei democratici".
"Il dipartimento di Giustizia deve pubblicare tutti i file su Jeffrey Epstein in suo possesso", ha chiesto Anouska de Georgiou, la prima delle sopravvissute a prendere la parola di fronte a decine di giornalisti. "I giorni in cui si nascondeva tutto sotto il tappeto sono finiti", ha detto la donna, che è stata anche una dei testimoni chiave nel processo contro il finanziere morto suicida in carcere.









