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3 SETTEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 17:58

La Commissione europea ha dato il via libera alla sua proposta di accordo di partenariato con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), approvato assieme all’aggiornamento dell’intesa tra Ue e Messico. E il governo Meloni, la cui posizione sull’accordo è stata sempre ambigua, si trova nella condizione di camminare sui carboni ardenti. Se l’Unione europea esporterà più auto, macchinari e alcolici nei Paesi del Mercosur, sarà però spianata la strada all’ingresso di carne, riso, soia, zucchero e miele sudamericani. Il settore agricolo (europeo e italiano) è sul piede di guerra e il governo non può permettersi una pericolosa rottura con Coldiretti, che influenza pesantemente gli esecutivi fin dai tempi della Democrazia cristiana.

Tra gli elementi chiave c’è l’abbattimento delle barriere tariffarie e la liberalizzazione degli scambi commerciali, con la progressiva eliminazione di oltre il 90% delle tariffe doganali sui prodotti Mercosur destinati all’Ue e di quelle sui beni europei destinati ai mercati sudamericani. Alla Confederazione degli agricoltori non bastano le clausole di salvaguardia introdotte considerate “non sufficienti a sostenere le imprese agricole e agroalimentari rispetto ai possibili contraccolpi dell’accordo”. Per la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, “gli accordi rappresentano una pietra miliare”. Che però preoccupa da sempre i settori interessati e alcuni Paesi – come Francia e Polonia – che hanno chiesto (e ottenuto) clausole di salvaguardia. La prima, insieme all’Italia, approva l’accordo con riserva, per la Polonia l’accordo così com’è non basta. La Germania, così come la Spagna , è favorevole perché, ancora di più dopo l’introduzione dei dazi da parte di Donald Trump, ha bisogno di nuovi mercati come sbocco per le sue industrie. Proprio il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, a luglio scorso, aveva ricordato le preoccupazioni di Francia, Irlanda, Polonia e Belgio: “Gli agricoltori europei sono preoccupati per la concorrenza sleale di prodotti sudamericani a basso costo”.