Sette annidi silenzio e ora il ritorno, potente e disturbante. Kathryn Bigelow riappare in concorso all’82ª Mostra del cinema di Venezia con A House of Dynamite, un thriller politico che porta lo spettatore dentro i corridoi segreti del potere, dove in pochi minuti si decide la vita di milioni di persone. Un film che non consola, non rassicura, ma al contrario fa salire l’ansia e obbliga a guardare in faccia la verità: viviamo in un mondo seduto su una polveriera.

La storia è ambientata negli Stati Uniti, ma il respiro è universale. Un missile di provenienza ignota viene lanciato contro il Paese: Chicago rischia di essere spazzata via.

Diciotto minuti separano l’America dalla catastrofe. Diciotto minuti che diventano un’eternità di telefonate, ordini contraddittori, scontri tra generali, consiglieri e politici che devono decidere come reagire senza sapere chi sia il nemico. È la Russia? È la Corea del Nord? O forse qualcuno che vuole soltanto destabilizzare il mondo? Il dettaglio non conta: il punto, spiega Bigelow, è che «in questo momento stiamo vivendo in una casa imbottita di dinamite. Non sappiamo chi accenderà il fiammifero, ma sappiamo che l’esplosione può avvenire da un momento all’altro».