Il cinema e le serie hanno un misterioso potere, e la seconda stagione di Mercoledì - dal 3 settembre su Netflix - più di tutti: quello di far piacere ai normie gli outsider che lì vengono ritratti. Un altro esempio lampante è stato Big Bang Theory: i “normali” hanno cominciato a tifare per i personaggi nerd – gli stessi che bullizzavano e prendevano a calci al liceo – e questi ultimi, da paria, sono diventati popolari. Sono diventati “mainstream” anche i fumetti sui supereroi di Marvel e Dc che una volta erano considerati appannaggio dei geek, sfigati che se ne stavano rintanati in casa al posto di inseguire, come i “fighi”, palle all’aria aperta. Le case di produzioni, in particolare, adorano i "diversi", come adorano qualsiasi cosa possa trasformarsi in un prodotto che li arricchisca in modo smodato. Non è La rivincita dei Nerd (che continuano a essere menati nei bagni della scuola), è solo una mossa di marketing, e nessun normie diventerà mai un outsider: si limiterà, perché è trendy, a scimmiottarli, inneggiando ai cinecomic Marvel e a Jujutsu Kaisen, frequentando il Comic Con e facendo i cosplay di Iron Man e Harley Queen (possibilmente monetizzando su TikTok).HELEN SLOAN/NETFLIXIl grande pubblico che, guardandola, ha proiettato Mercoledì in cima alla classifica dei più visti di Netflix, è il vero target dello show (cosa che porterebbe al suicidio immediato la sua eroina eponima, se lo sapesse). Lo stesso successo, con analoghe modalità, lo avevano riscosso le vignette (e poi la sitcom degli anni ‘60) piene di dark humour della Famiglia Addams firmate dal deliziosamente macabro Charles Addams, un autentico outsider nell’anima. Il suo intento era spiegare ai normali che “Diverso” e “Altro” e “Mostro” non erano sinonimo di “Cattivo”, e che una stralunata famiglia amante della tintarella di Luna, del nero e dei cimiteri come quella della goth queen Morticia potesse incarnare gli stessi valori delle altre – l’amore filiale, l’onestà, l’altruismo. Alfred Gough e Miles Millar, showrunner di Mercoledì e prima di Smallville e The Shannara Chronicles, esperti adattatori della materia geek per tutti, hanno pensato bene di assegnare alla cupa protagonista i tipici patemi dell'adolescente normie, per renderla accessibile, “una di noi”. Se la prima stagione si concentrava su questa outsider tra gli outsider alle prese con le difficoltà di integrazione nella vita scolastica e nelle attività sociali dei coetanei, la seconda scherza implicitamente sull’inaspettata popolarità che gli Strani hanno conquistato negli ultimi due decenni (Mercoledì diventa l'idolo dell'istituto Nevermore) per poi concentrarsi sul rapporto conflittuale tra lei e la madre, la tipica fase di ribellione filiale degli anni dell’adolescenza, alla quale neanche lei può sfuggire.HELEN SLOAN/NETFLIXAnche in questo caso l’outsider seduce il pubblico e fa guadagnare un sacco ai Big di turno, nello specifico il colosso dello streaming Netflix. Continuando a reiterare l'ovvio, il motivo della popolarità di Mercoledì proviene dalla sua natura indipendente e menefreghista: i normie, da dietro i loro banchi di classe e le scrivanie dei loro uffici, sotto sotto agognano a invidiano da morire chi non sottosta alle regole, chi se ne frega dei giudizi altrui, chi si stacca dalla massa al posto di fare di tutto per conformarsi, chi ama stare da solo e non ha bisogno degli altri e, nel caso della monocromatica antieroina, riesce a farlo con stile (chi non vorrebbe, care goth, il suo guardaroba e la sua collezione di calzature Naked Wolfe, Prada e Loboutin?). Per quanto riguarda la seconda stagione, Gough e Millar sono riusciti nell’impresa con risultati altalenanti. La prima parte (parleremo un’altra volta di questa tendenza di Netflix, pioniera del binge watching, di spezzettare le sue serie più gettonate per lucrarci di più) procede tra alti e bassi e non giova a una narrazione poco fluida lo iato tra i quattro episodi pubblicati ad agosto e gli altri quattro a settembre.HELEN SLOAN/NETFLIXSebbene la maggior parte di trame e sottotrame delle prima sezione trovino un senso e una risoluzione nella seconda, molte altre restano irrisolte e la medesima superficialità informa la costruzione dei personaggi secondari. Agli showrunner interessa sfruttare il fascino sovversivo dell’impassibile protagonista, e non sprecano troppo tempo nell'approfondire o rendere tridimensionali gli altri, poco più che stereotipi: la Bff leale, l’amica appiccicosa, l'insegnante impicciona, il fratello sfigato, la madre opprimente, la nonna cool e così via. Per fortuna, Jenna Ortega - sulla quale poggia tutta la serie - nei panni di Mercoledì, è strepitosa: ha il tono di voce, lo sguardo, il modo di camminare giusti per impersonare una teenager sprezzante e misantropa dalla spiccata arroganza, che ostenta per nascondere il lato della personalità di cui si vergogna di più. Sotto sotto, infatti, le importa di quello che gli altri pensano di lei.BERNARD WALSH/NETFLIXRispetto alla prima parte, specialmente negli episodi diretti da Tim Burton (ha firmato il primo, il quarto e gli ultimi due) si percepisce molto meno l'irritante e iniqua sfumatura di sadismo gratuito che viene assegnata agli Addams (in particolare a Pugsley) e ad altri outsider nelle puntate centrali della stagione 2A. Sì, gli Addams amano il dolore e la sventura, ma solo perché sono teneramente gotici, non perché sono meschini o crudeli. Guarda caso questo aspetto emerge solo nelle puntate non confezionate da Gough & Millar e da Burton, come se quegli episodi (in particolare quello scritto da Valentina Garza) fossero stati affidati a una cheerleader incaricata di interpretare e decifrare la mente incomprensibile di qualcuno tropo diverso da lei. Di meno azzeccato c'è la scelta di affidare a Catherine Zeta-Jones il ruolo di Morticia, assieme alla decisione degli autori di assegnare al personaggio - in origine dolcemente austero - un carattere emotivo e un atteggiamento saccente e sfidante nei confronti della figlia. In confronto alle divine Caroline Jones e Anjelica Huston, pallide dark lady mai schiave dei canoni estetici, l'attrice deformata dalla chirurgia estetica e seppellita sotto uno strato di cerone non è esattamente una dea gotica. L’arrivo della maestosa e glaciale Joanna Lumley nei panni di nonna Frump nella seconda stagione non ha fatto altro che evidenziare ulteriormente la sua inadeguatezza rispetto a un cast azzeccato.COURTESY OF NETFLIXLa seconda parte della stagione, per fortuna, adotta un ritmo più frenetico e relega a un piano secondario i conflitti madre-figlia per concentrarsi su una trama à la “Frankenstein al contrario” con uno scienziato pazzo disposto a tutto per salvare una Creatura mostruosa. Il ritorno di Gwendoline Christie nei panni della velenosa Larissa Weems e il cameo di Lady Gaga collocate di di fronte ad alcune delle scenografie più meravigliosamente gotiche dell’intera serie (la stanza segreta, il laboratorio, la cripta) e il tocco più che mai dark che Tim Burton conferisce agli ultimi due episodi restituiscono alla seconda stagione di Mercoledì la giusta aura di accattivante e tetra autenticità gotica che si pretende da uno show che cita in continuazione Poe e Shelley. Speriamo che la terza annata (che parte avvantaggiata, visto che il finale anticipa l’arrivo di un personaggio molto amato nella serie) discenda nella più delirante follia e che Netflix permetta a Gough e Millar di addentrarsi nell’anima nera della protagonista senza “colorarla” (a questo proposito: no, non abbiamo apprezzato la sequenza fan service con la Mercoledì “effervescente”). Basta “gotico per tutti”.