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3 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 15:53
L’esclusione delle squadre russe e della Nazionale di Mosca dalle competizioni calcistiche e nessuna mossa contro Israele? Una questione di “pressioni politica“, che si è opposta persino anche al reintegro delle squadre giovanili. Alla fine la ‘confessione’ è arrivata dal presidente della Uefa Aleksander Ceferin. In un’intervista a Politico, rispondendo a una domanda sulla possibilità di escludere le squadre israeliane dalle coppe europee per il massacro portato avanti nella Striscia di Gaza, il numero uno del calcio continentale ha detto: “Quello che sta succedendo ai civili a Gaza mi ferisce personalmente, mi uccide, ma non sono favorevole all’esclusione. Cosa può fare un atleta al suo governo per fermare la guerra? È molto, molto difficile”.
Nessuna presa di posizione, nessuna dichiarazione forte, nessun segnale. Come per la morte di Suleiman Obeid, anche in questa circostanza la Uefa ha perso un’occasione per alzare la voce. Eppure era andata diversamente, nel febbraio 2022, quando Vladimir Putin decise l’invasione dell’Ucraina: “La squalifica per le squadre russe dura, credo, da tre anni e mezzo – ha spiegato Ceferin – La guerra è finita? Non è finita. Quindi per ora, non lo so. Devo dire che con la situazione in Russia e Ucraina, c’era una pressione politica molto forte. Ora è più una pressione della società civile che dei politici”.







