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Quasi 40 anni dopo essersi formato, il gigantesco iceberg antartico identificato dalla sigla A-23A si sta disintegrando. Ha ancora una superficie di circa 1.770 chilometri quadrati (un po’ meno della provincia di Cremona), e nel suo lato più largo misura 60 chilometri: tra quelli in circolazione è l’iceberg più grande che ci sia. Tuttavia nelle ultime settimane, spostandosi sempre più verso nord, ha cominciato a perdere pezzi da 400 chilometri quadrati di area ciascuno, e quindi presto non esisterà più.
Tra i grandi iceberg noti è comunque uno di quelli che hanno avuto una storia più lunga perché per 34 anni, dal 1986 al 2020, rimase incagliato su un fondale basso a poca distanza dall’Antartide. Poi ricominciò il suo spostamento verso nord, lungo il cosiddetto “vicolo degli iceberg”, un tratto di mare percorso da molti grandi iceberg prima di essere dispersi dalle correnti.
Le sigle che identificano i più grandi iceberg provenienti dall’Antartide, scelte dall’agenzia governativa statunitense National Ice Center (USNIC), indicano la regione da cui si staccarono dalla banchisa, l’ordine di formazione rispetto ad altri grossi iceberg e se si divisero da blocchi di ghiaccio di dimensioni maggiori. La prima lettera della sigla può essere A, B, C o D: ciascuna indica uno dei diversi quadranti in cui è convenzionalmente suddiviso l’Antartide.









