L’iceberg A23-A sta per scomparire. All’età che per un uomo rappresenterebbe il mezzo del cammino della vita, gli restano solo poche settimane. Quando si è staccato dall’Antartide nel 1986 era uno dei più grandi della storia: con 4mila chilometri quadri raggiungeva quasi le dimensioni del Molise. Oggi si è spostato molto verso nord. Si trova vicino all’isola della Georgia del Sud, alla stessa latitudine della Terra del Fuoco. Una temperatura dell’acqua attorno ai 10 gradi segna la sua condanna a morte.
I frammenti dell'iceberg fotografati dalla Nasa
Il ghiaccio che nutre la vita
Nel morire, A23-a sta però portando nuova vita all’oceano. Le sostanze nutrienti di cui è ricco il suo ghiaccio vengono infatti rilasciate nell’acqua. Minerali e metalli nutrono la miriade di organismi unicellulari che formano il plankton e che svolgono la fotosintesi tramite la clorofilla. Un satellite della Nasa chiamato Pace è stato costruito proprio per cogliere dall’alto il colore verde di questa molecola. La fioritura attorno alle spoglie dell’iceberg è diventata così osservabile dallo spazio.
Le microalghe non sono solo la base della catena alimentare degli oceani (nutrono il krill, piccoli crostacei che a loro volta sono il cibo degli organismi via via più grandi, incluse le balene, le foche e i pinguini). Essendo dei vegetali, consumano anidride carbonica e rilasciano ossigeno. Si stima che circa la metà del gas che respiriamo sia stata prodotta dal fitoplankton. Una sua terza funzione utile all’ambiente è il trasferimento dell’anidride carbonica – il più abbondante gas serra responsabile del cambiamento climatico – dall’atmosfera verso le profondità degli oceani.






