Droga nascosta sotto terra e venduta attraverso Telegram. Poi la violenza: minacce, estorsioni e ricatti contro i clienti indebitati. «Digli di far prostituire sua moglie così ci dà i soldi».

A guidare il gruppo che negli ultimi mesi aveva preso il controllo dello spaccio a Civitavecchia è un giovane di 20 anni, Alessandro Cesarini. «Puffetto», questo il suo soprannome, era salito agli onori delle cronache nel 2019: aveva 14 anni e per diversi giorni di lui si persero le tracce: era scappato da casa per non finire in una casa famiglia.

Sei anni dopo è diventato un piccolo boss. E dal carcere, dove era finito a gennaio insieme ad altre due persone, continuava a gestire un giro di spaccio con l’aiuto della zia e dei cugini.

Sono in tutto sei le ordinanze cautelari eseguite ieri da polizia e carabinieri nell’ambito dell’operazione Nerone, coordinata dalla procura di Civitavecchia: quattro in carcere e due ai domiciliari. Altre 4 persone sono state denunciate a piede libero.

L’indagine interforze in soli 50 giorni ha portato al sequestro di 2,5 chili di cocaina, quattro fucili e cento munizioni. «Il gruppo aveva una disponibilità economica di 150mila euro in contanti. Parliamo di un periodo limitato, solo 50 giorni, per questo è una vicenda che desta allarme» ha sottolineato il capo della procura, Alberto Liguori, nel corso della conferenza stampa in cui ha illustrato i dettagli dell’operazione, partita da una serie di auto date alle fiamme apparentemente senza motivo.